A Foligno, tutta la famiglia va al Villaggio e poi “lo porta a casa”

A Foligno, tutta la famiglia va al Villaggio e poi “lo porta a casa”

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Livia è curiosa di tutto, vuole sapere quello che c’è e cosa si dice intorno a lei. E non solo con i suoi amici, maestre, genitori o parenti. Proprio con tutti. Un esempio? «Quando usciamo per strada —racconta la mamma Roberta — lei ovviamente incrocia anche delle persone che non conosce ma comunque si deve avvicinare per chiedere “ciao, come stai? Che fai?!».

Tranne quando dorme, il corpo o il cervello di Livia sono sempre in movimento: giochi, nascondino e o un libro per le letture condivise. «Adora leggere e ascoltare le storie. È l’unico momento in cui ha un un attimo di sosta». Per il resto questo scricciolo biondo di tre anni con gli occhi azzurri e i capelli lisci e corti — «perché lei odia mollette, elastici e cerchietti vari», specifica Roberta — è un’esplosione di energia e di fantasia che tiene impegnati la mamma e il papà Massimo. Per un vulcano del genere il Villaggio non poteva che diventare un luogo del cuore.

La scoperta

Anche Roberta ha “scoperto” il Villaggio quasi casualmente, attraverso il passaparola. «Nonostante abitiamo a Foligno da sempre non sapevo della sua esistenza. Me ne ha parlato una mia amica con cui avevo fatto il corso pre parto. Allora mi sono detta, perché non provare?». Livia aveva 1 anno e mezzo e soprattutto d’inverno era un’ottima alternativa allo stare a casa, da soli, con una bambina così esigente in fatto di attenzioni e attività.

Al Villaggio

Il rapporto tra Livia e il Villaggio è quello che si può dire amore a prima vista. «Quando le dico: “andiamo al Villaggio oggi?” Lei dice yeahhh». 

Le educatrici propongono una nuova attività? Lei è sempre in prima fila. «Partecipa sempre molto volentieri», racconta Roberta, «specie a quelle attività che a casa fa meno, come usare le tempere, perché a casa sporcherebbe mezzo mondo mentre al Villaggio trova il suo ambiente perfetto, perché può sfogare tutta la sua fantasia». 

Una bambina così intelligente, sensibile e curiosa ha instaurato senza problemi un rapporto speciale con le educatrici. «Con Jessica fanno le canzoni con la chitarra. Lei va pazza per la musica, inizia a cantare, si fa notare».

La missione educativa dei Villaggi è la condivisione, il tempo passato assieme tra adulti e bambini, tra genitore e figlio. Ovviamente, però nei Villaggi si sviluppano altri tipi di reciprocità, che fanno diventare questo luogo una comunità. 

Capita che tra i genitori nascano delle amicizie, momenti di attenzione e sostegno reciproco e che gli educatori diventino un punto fermo e di riferimento. Il Villaggio è il luogo dove le relazioni, lo stare assieme, è un equilibrio condiviso.

Questo avviene anche tra bambini.

Livia, nonostante la sua esuberanza ha in generale un rapporto equilibrato con gli altri suoi coetanei. «Quando un bambino sta leggendo con la mamma o il papà, lei arriva, si avvicina e chiede se può stare con loro». Certo, non sempre le relazioni sono idilliache, ma questo tra bambini è la normalità. Questo perché la figlia di Roberta e Massimo è abituata a confrontarsi con bambini della sua età e con quelli più grandi, visto che lei è più piccola dei suoi cuginetti con cui gioca. E sono anche quelli con cui si trova meglio: «non so per quali ragioni ma Livia si trova a suo agio più con i bambini più grandi o con i suoi coetanei che con quelli più piccoli».

Il papà

Livia al Villaggio va anche con il papà. E non è la sola. «In genere va mia moglie, io vado con lei soprattutto di sabato, quando a volte sono libero dal lavoro», racconta Massimo, «prima a Borroni, poi nella nuova sede. E ho trovato sempre ambienti puliti ed educatrici molto attente all’igiene, che in questo momento così particolare è un aspetto imprescindibile. Ma soprattutto professioniste sono molto preparate a livello relazionale con i bambini. Sanno dare indicazioni sia con dolcezza ma anche con fermezza, quando serve».

Al Villaggio Roberto gioca molto con sua figlia. «Sia con lei, sia con gli altri bambini. E anche Livia fa lo stesso con gli altri genitori. In fondo, siamo andati lì per socializzare». Roberto è molto attento a questo aspetto nell’educazione di sua figlia. «Livia è socievole ed è importante per me farla stare con altri bambini. Il Villaggio per me è fondamentale perché oggi i bambini non hanno molti modi di uscire di casa e stare assieme ad altre persone. È un luogo che le ha giovato, si vede nel modo che ha di comportarsi», spiega Massimo, che poi aggiunge: «Per un bambino vedere come si comportano e come reagiscono gli altri bambini è utile. Ad esempio, quando un’educatrice dice qualcosa a un bambino, anche gli altri bambini assorbono quello che viene detto. E guardano il comportamento del loro compagno di giochi».

A casa

Le esperienze, i giochi, le attività del Villaggio Massimo e Roberta li ripropongono a casa ma con delle varianti. «Dicono che ho tanta fantasia», si schermisce Roberta. In realtà bastano un paio di esempi per capire quanto impegno e quanto inventività mette nel rapportarsi con sua figlia.

«Il Lego diventa cibo, leggiamo il libro e disegniamo i personaggi. Al Villaggio hanno proposto il memory, allora ho pensato che l’avevamo anche noi a casa ma lo abbiamo usato in modo diverso, nascondendo il tesserino».

Il Villaggio ha aiutato ad avere nuove idee e ad abbattere pregiudizi. «Il Didò, ad esempio, a me non piaceva —rivela Roberta — ma ho visto che Livia ci gioca tanto e se non l’avessi visto lì non glielo avrei comprato».

La fantasia ha un grande ruolo nella famiglia di Massimo, Roberta e Livia. A casa Livia disegna sia prestampati da colorare, che disegno libero e creativo, principalmente con i colori pastelli, a cera. Gioca con il Lego, ai giochi di ruolo, alla cucina, al poliziotto e ai tre porcellini. «Un gioco essenziale», specifica Roberta, «perché vuole rivivere la storia dei tre porcellini: io e mio marito facciamo il lupo e lei fa i tre porcellini che scappano dal lupo. Pero poi quando il lupo si brucia, lei diventa il “dottore” che lo cura».

Livia con sua mamma riesce a sfogare tutta la sua energia in attività fisiche: palla e palloni di tutti i tipi, monopattino, cacciaviti e martelli ed educazione motoria. E d’altronde non poteva che essere così, visto che Roberta fa l’insegnante di educazione fisica. Oltre a “muoversi assieme”, Roberta e Livia leggono molte storie. “Tutte le sere, almeno un libro. Poi al Villaggio c’è una fornitura di libri inesauribile!».

Il Covid

L’irrompere del Sars-CoV-2 in Italia ha fermato le attività anche al Villaggio per Crescere di Foligno e portato con sé anche tristezza e rammarico nelle bambine e nei bambini che lo frequentavano. Anche su una bambina solare come Livia. « È stato un periodo pesante perché non andava all’asilo, al Villaggio, non vedeva nessuno. Ne ha risentito e ha perso la routine che aveva acquisito, come dare ascolto o rimettere a posto». Può sembrare banale ma l’affermazione di Massimo non lo è affatto, perché Livia è sempre stata una bimba ordinata. «È molto precisa, se vede un tappeto messo male, va e lo rimette a posto», sottolinea la mamma, che aggiunge che durante il lockdown sua figlia si è attaccata molto a lei, «così, quando siamo tornati al Villaggio abbiamo provato a reinserirla in “società” e lì ci andava volentierissimo».

Mario Gottardi

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