Manal, dal Marocco a Policoro, “a mani piene”

Manal, dal Marocco a Policoro, “a mani piene”

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«Vedi, è questo». Manal solleva un libro con i fogli ispessiti dai colori a pastello e dalla carta ripiegata. Inizia a sfogliarlo. Chi lo guarda non può far altro che far viaggiare la fantasia. Aprendo il libro si compongono un sole giallo e sorridente e poi un ombrello in tre dimensioni con tutti i colori dell’arcobaleno per scacciare pioggia e tristezza, che girando il libro in orizzontale diventa un ventaglio dalle mille sfumature. E poi un albero carico di frutta, che man mano che si dispiega la pagina espande il suo ciuffo rigoglioso in tutta la sua rotondità. E poi ancora un altro albero, questa voglia spoglio, con tutte le sue foglie che vengono portate via dal vento ma lui è ugualmente felice, con un sorriso ampio nel tronco, forse perché sa che per un nuovo inizio si deve abbandonare qualcosa di vecchio.

Le quattro stagioni. Così le hanno pensate Manal e i suoi bambini. Se forse la quarantena e la reclusione imposte dal coronavirus hanno avuto degli aspetti positivi, uno di questi è sicuramente l’emergere della creatività di tante mamme che animano i Villaggi per Crescere e che, con le loro creazioni, le loro idee, si sono supportate l’un l’altra e assieme alle educatrici hanno creato una comunità in grado di rendere più tollerabile la reclusione forzata, con tutto ciò che ha comportato. «Lo avevamo capito subito che Manal aveva talento ma non pensavamo così tanto», racconta Vittoria De Lorenzo, la referente del Villaggio per Crescere di Policoro.

Manal

Nata 28 anni fa in Marocco, Manal vive nel centro costiero lucano da cinque anni, con suo marito e i loro due vivacissimi bambini: Bilel, 4 anni e Rayen, di uno più piccolo. 

Sveglia presto, preparazione della colazione per i figli, la vita di Manal prima del Covid era scandita da riti quotidiani: la mattina portava i bambini a prendere aria, magari a fare un giro in bicicletta, la sera al Villaggio o a casa «Preparo tutto con le mie mani, non mi piacciono le cose confezionate», sottolinea con giusto orgoglio. 

Una manualità e una passione che sono ritornate utili durante la quarantena. Non solo per lei e i suoi piccoli, per cui preparare leccornie in casa era la normalità, ma anche per le altre mamme, che hanno potuto sperimentare nelle loro case ciò che faceva Manal. «Ci proponeva dei dolci e altri pietanze che preparava con i bambini. Ogni giorno, tutti i giorni! Mandava le foto di ciò che faceva a casa e noi, volendo, potevano chiederle ricette e procedimenti e rifarle a casa nostra», spiega Vittoria.

Manal ha scoperto il Villaggio attraverso una sua amica, Ada. «Mi ha detto che c’era un luogo per bambini piccoli e tante altre mamme.  Dissi che volevo andare con lei. Lei ha parlato con Vittoria e mi hanno accolto», racconta Manal.  «Al Villaggio ce ne siamo accorte subito delle sue capacità, quasi “montessoriane”», sottolinea infatti Vittoria.

L’ispirazione

Per Manal l’occasione per dimostrare tutte la sua abilità è arrivata durante il lockdown, quando l’artista Massimiliano Malucchi si è proposto di leggere delle sue filastrocche in videoconferenza, mostrando anche un libro pop-up, appositamente per il Villaggio di Policoro. «Malucchi lo abbiamo conosciuto durante una festa al PalaErcole. Mi aveva detto che gli era piaciuto tantissimo il calore con cui il pubblico di Policoro lo ha avvolto. Così, durante la chiusura ci ha contattate e ci ha proposto un incontro su Zoom in cui poteva raccontare delle filastrocche», spiega Vittoria. «Il libro pop-up con cui ha accompagnato i racconti è piaciuto moltissimo. Le mamme lo volevano. Io gli ho chiesto se poteva darcelo ma ci ha risposto che era un pezzo unico, infatti lo aveva realizzato da solo. Però ci ha detto che potevamo rifarlo».

Sentendo così, Manal non ci ha pensato due volte. Armata di carta, forbici, colori e tanta tanta fantasia e voglia di fare, con i suoi bambini ha realizzato il libro. Ha fatto un video, in cui lo presentava, che ha mandato al gruppo, stupendo tutti quanti e portando una ventata di positività in una primavera cupa, causa Covid-19, come quella di quest’anno.

La manualità

Il libro pop-up in realtà è stato solo una delle espressioni della fantasia e della manualità di Manal, di Bilel e Rayen. Se tante persone durante la chiusura forzata si sono annoiate, di certo questo non è stato il caso di questa giovane mamma e dei suoi bambini. Dopo il libro hanno prodotto un tavolo realizzato un quadro con fagioli, ceci, mais, riso, pastina noci, «incollati con tanta tanta pazienza». Poi un altro, con la lana d’acciaio, quella che si usa per scrostare i piatti, dell’alluminio e dei bottoni. Una scarpa disegnata su un cartoncino, per imparare a infilare i lacci e a fare il nodo. Una passione irrefrenabile che non si è arrestata nemmeno ora, durante la fase 3: «Sto preparando un libro, ma non è ancora finito, con un orso, in tre dimensioni. Un libro tattile. Tutte le attività le ho fatte con i bambini – sottolinea Manal – ma la padrona sono io», evidenzia con una grande risata. 

La quarantena

Con la proposizione di queste attività alle altre mamme e alle educatrici Manal ha cercato di far fronte alla mancanza di relazioni umane, fisiche e nel contempo di dare il suo contributo alla comunità educante del Villaggio

Questo non vuol dire che la quarantena non sia stata dura. «La parte più pesante è stata non poter vedere la natura e le persone, non poter andare in giro con i bambini, non andare al Villaggio».

Durante la reclusione forzata Manal parlava con le altre mamme e con le educatrici attraverso il gruppo Facebook e le chat di WhatsApp. Come negli altri Villaggi, anche qui a Policoro le attività non si sono fermate ma solo trasformate. La comunità è rimasta tale, solida, stretta, nonostante l’isolamento e le restrizioni. Merito delle mamme e soprattutto delle educatrici che non si sono risparmiate nel tenere vivo un gruppo di persone. «Aspettavamo la routine del giorno», sottolinea Manal: le educatrici proponevano attività, da fare sempre in modo condiviso con le proprie figlie e i propri figli. L’asse portante del principio educativo dei Villaggi non è venuto meno nemmeno durante l’epidemia del Covid-19. «Abbiamo lavorato tantissimo con il Villaggio in differita. Francamente non pensavo riuscissimo senza il contatto umano. Invece ci siamo ricreduti: il nostro è stato un lavoro intenso».

La ripresa

I video, le chat, i gruppi WhatsApp hanno aiutato ma vedersi dal vivo, anche se distanziati, è tutta un’altra faccenda. Ora che si è in piena fase tre i primi contatti potrebbero riprendere, seppur con tutte le precauzioni del caso. «Intanto usciamo con le famiglie, all’aperto. Dobbiamo solamente tenere la distanza. Magari prendiamo appuntamento con 5 o 6 famiglie per volta, per non creare assembramenti», spiega Vittoria. Le autorizzazioni ancora nono arrivano ma l’auspicio è grande: «Non vediamo l’ora di rivedere le nostre famiglie che ci chiedono di continuo: quando riapre il Villaggio? Questa è per noi una delle più grandi soddisfazioni, abbiamo solleticato le menti e ammorbidito i cuori, creato un laccio solido tra le famiglie e presto ci rivedremo. Sarà una gioia immensa, per tutti!

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